“Mi ritiro.
Esco e mi ritiro.
Basta fa tutto troppo male, siamo qui per divertirsi, non ha senso continuare; qua girano troppo forte, sono tutte squadre da 4 o da 8, noi siamo solo in 2, troppo pochi per girare 6 ore a testa ai 42 all'ora di media e tenere il ritmo dei primi.”
Questo pensavo a tre quarti d'ora dalla fine della 12h di Monza, in coda al gruppo di testa.

La 12h di Monza è un Cycling Marathon, una gara da 12 ore che inizia al tramonto del sabato e finisce all’alba della domenica, puoi gareggiare da solo, o a staffetta in team da 2 o 4 o 8, e la si corre in uno dei luoghi di culto della velocità italiana: il circuito di Monza.
Ero alla mia seconda partecipazione, quell’anno in un team da due, col nostro amico ed ultracycler bollenghino Paolo G, e anche con un potentissimo asso nella manica: la nuova Venge.
Mi sono sempre piaciute le gare veloci, le gare in circuito soprattutto, e dentro un autodromo è ancora più emozionante ed adrenalinico: partire dal rettilineo dei box, entrare in pista, girare ai 42/44 km/h di media, passare nelle chicane e sfrecciare sul rettilineo! Un emozione unica soprattutto considerato che ero in sella al mio mezzo preferito: la bici!

Che goduria! Mi stavo proprio divertendo, ma non mi bastava, volevo arrivare a mettere alla prova me e la bici nella volata finale del gruppo di testa.

Infatti la tattica del nostro team era proprio questa; Paolo curava la partenza, io l’arrivo! In mezzo però c’erano 12 ore di gara: e ce le siamo praticamente divise a metà: due ore circa a testa, venti minuti prima del previsto cambio, il ciclista in gara avvisava quello ai box di modo che potesse scaldarsi e farsi trovare pronto ad entrare, l’ultimo giro lo facevamo sempre in collegamento radio continuo così che quando il ciclista in pista attraversava la linea di ingresso dei box, avvisava in tempo reale il ciclista nel box che aveva 15 secondi per attraversare la linea di uscita dei box e rientrare in pista nel gruppo.

Non abbiamo sbagliato un cambio, è sempre filato tutto liscio, e devo ammettere che così è stato anche perché avevo un ottimo compagno di squadra; Paolo è un ultracycler, dotato di una titanica forza mentale che gli consente di affrontare e terminare con successo gare per me inconcepibili come la Race Across Italy (circa 800km no stop in solitaria), o la Race Across the West (altri 1500km no stop in solitaria); e a Monza, dove c’è da andare ancora più forte del solito, ha saputo dire la sua, sempre, senza mai perdere il gruppo di testa e chiudendo tanti tentativi di fuga.

Giunti però a 45 minuti dalla fine, dopo una notte insonne, con un ritmo gara che non accennava a calmarsi, le gambe faticavano a spingere, non riuscivo più a stare in sella, ero un irritazione unica, il collo e le spalle anche erano tutte una fitta.

I minuti sembravano interminabili.

Sentivo solo più la fatica e la voglia di cedere.

Ma poi ho pensato alla gara perfetta che avevamo fatto io e Paolo, ai cambi tutti azzeccati ai box per non perdere mai il gruppo di testa, al bellissimo week end di bici che ci stavamo godendo, e non ho più ascoltato la fatica ma solo più la voglia di divertirsi e far bene.

Fu lì che iniziai a stare meglio.

Arrivò anche la campana dell'ultimo giro.

Cos'è già che volevo fare?

La volata con il gruppo di testa nel tempio della velocità; proviamoci!

Mani nella presa bassa, rinizio a menare forte e recupero posizioni. Cavoli questa Venge è veramente un missile, devo ammettere che è stato un bell’aiuto per tutta la gara.

Siamo quasi a fine giro e sono di nuovo tra le prime posizioni.

Ultima chicane, rettilineo, e poi c'è l'ultima curva, la parabolica.

Sono in scia alle ruote buone, due ragazzi dello swattclub, loro sicuramente scatteranno, ci sono pochi altri in testa al gruppo e tutti si continuano a guardare.

Finisce la parabolica.

I due swatt partono.

Inizia quella bellissima danza che è lo sprint finale di una corsa ciclistica.

Ma è uno sprint lungo, mancano ancora un 400m, circa la lunghezza del velodromo Roubiax, o di una qualsiasi pista da atletica leggera.
Sono in piedi sui pedali, spremo tutte le forze rimaste, scalo le marce, sempre più forte, tutto si fa più piccolo e veloce, punto come uno squalo solo i due davanti a me, le gambe non mollano, e anzi, i rapporti non bastano, vorrei qualcosa di più lungo del 11 ma non c’è!

VRRRROOOOOOOOOOOOOOOM

Il due swatt non li recupero...

Taglio il traguardo!

…ma nemmeno il gruppo recupera me!

Siamo andati velocissimi! Wow!

Alla fine del rettilineo ci fanno rientrare contromano nel rettilineo dei box.

Lì c’è il buon Paolino ad aspettarmi.

Mi comunica esultante che siamo arrivati terzi nella classifica dei team da 2 (al gruppo di testa, era sfuggita infatti nella notte una coppia di fuggitivi che per poco ci ha soffiato la prima posizione).

Saliamo quindi anche sul podio per la premiazione!

Che emozione e quanto divertimento quel week end insonne brianzolo, lo ricorderò sempre come una delle più belle esperienze ciclistiche vissute.

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